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L’IVASS punta i riflettori sulle "polizze dormienti"

Secondo i dati raccolti ad agosto dall’Ivass, l’Istituto che vigila sull’operato delle compagnie assicurative in Italia, circa 4 milioni di polizze vita scadute negli ultimi 5 anni sono potenzialmente esposte al rischio di “dormienza”, in quanto le compagnie non sanno se l’assicurato è deceduto o no prima della scadenza della polizza.
Le cosiddette polizze dormienti sono polizze che non sono state riscosse dai beneficiari e giacciono presso le compagnie assicurative in attesa della prescrizione. Può trattarsi di polizze per il caso di morte dell’assicurato, della cui esistenza i beneficiari non erano a conoscenza, o di polizze di risparmio che, giunte alla scadenza, non sono state riscosse per vari motivi.
Grazie alla collaborazione dell’Agenzia delle Entrate, l’Ivass potrà effettuare l’incrocio tra i codici fiscali degli assicurati delle polizze vita “dormienti” con l’Anagrafe Tributaria. L’Ivass restituirà i dati “incrociati” alle imprese di assicurazione in modo che possano ricercare i beneficiari e pagare le polizze. Il primo incrocio sarà effettuato nel mese di marzo 2018.
L’Authority girerà gli elenchi dei codici fiscali degli assicurati, forniti dalle compagnie, direttamente all’Agenzia delle Entrate; l’Agenzia a sua volta incrocerà i codici fiscali con il database dell’anagrafe tributaria che contiene le date dei decessi. A quel punto restituirà all’Ivass il file con l’indicazione, vicino al codice fiscale dell’assicurato, della data dell’eventuale decesso. L’Ivass a sua volta invierà l’elenco integrato con queste informazioni alle compagnie assicurative.
A convincere infatti l’Ivass della validità di questo processo sono stati i risultati di un primo test svolto a settembre scorso: condotto su un campione di 12 imprese e 101.242 polizze vita di assicurati con età superiore ai 90 anni, il processo ha consentito di risvegliare più di 15.789 polizze dormienti relative a 11.289 assicurati. Al 30 novembre il 76% di queste polizze “risvegliate” ( 12.002 polizze) risultava pagato.

25/01/2018